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Sessione estiva - DAL 2 FINO AL 19 GUIGNO 2020

Dibattito d’attualità - Conciliabilità e la parità di genere: è tempo di trarre gli insegnamenti dalla crisi provocata dal coronavirus

All’inizio di una sessione, un minimo di 75 parlamentari del Consiglio nazionale può richiedere una discussione su un tema di attualità. Questo “dibattito d’attualità” deve svolgersi durante la sessione in corso. Assieme alla richiesta del dibattito d’attualità i deputati presentano anche una lista delle interpellanze urgenti che devono essere trattate.

Durante l’attuale sessione parlamentare è stato lanciato un dibattito sul tema della parità di genere e della conciliabilità tra famiglia e lavoro. In totale verranno quindi discusse tre interpellanze e un postulato in merito. Le tre interpellanze riguardano delle sfide che le donne in specifico hanno dovuto affrontare durante il periodo di pandemia. Il postulato era invece già stato inoltrato nel 2019, ma il Parlamento non ha ancora avuto occasione di trattarlo.

  • Interpellanza 1: Condizioni di lavoro dignitose per il personale domestico (oggetto: 20.3474)
  • Interpellanza 2: Parità di genere e sfide specifiche alla situazione delle donne durante la crisi provocata dal coronavirus (oggetto: 20.3486)
  • Interpellanza 3: Migliorare la conciliabilità e la parità di genere (oggetto: 20.3487)
  • Postulato: Futuro dei servizi di consulenza per la parità di genere (oggetto: 19.3621)

La prima interpellanza critica la scarsa protezione del personale domestico che il diritto del lavoro, il lavoro ridotto e l’indennità di perdita di guadagno offrono. Ad esempio, molti lavoratori domestici sono stati congedati senza ricevere alcun reddito. L’interpellanza chiede al Consiglio federale se questi problemi sono già stati presi in considerazione ed esaminati, oppure se è possibile analizzarli prossimamente. Inoltre, viene anche chiesto al Consiglio federale di indicare i settori nei quali è possibile cercare soluzioni attuabili.

La seconda interpellanza sottolinea, che nelle cosiddette professioni di rilevanza sistemica - come quelle del settore delle cure, dell'accudimento dei bambini o del commercio al dettaglio – lavorano più donne che uomini. Se in questi settori vengono effettuati dei tagli, le donne vengono quindi colpite doppiamente: da un lato, perché subiscono dei tagli di salario o perdono il loro posto di lavoro, dall’altro perché vengono spinte ad assumersi lavori mal pagati o senza retribuzione alcuna, ad esempio nel settore delle cure. L’interpellanza vorrebbe sapere dal Consiglio federale, come pensa di affrontare queste sfide e come dovrebbe essere raggiunta la parità di salario.

La terza interpellanza sottolinea come le famiglie con bambini piccoli e con bambini in età scolastica siano state particolarmente colpite dalle conseguenze della pandemia di coronavirus. Gli asili e le scuole erano chiusi e spesso nemmeno i nonni potevano occuparsi dell’accudimento dei bambini. L’interpellanza interroga il Consiglio federale sulle lezioni da trarre dal periodo di crisi sulla conciliabilità e la parità di genere. Inoltre, viene chiesto quali siano le possibilità di ampliare i servizi d’accudimento per bambini.

Il postulato “Il futuro dei servizi di consulenza per la parità di genere” richiede la stesura di un rapporto riguardante l’offerta di consulenza e supporto per le donne che vorrebbero rientrare nel mondo del lavoro, dopo aver sospeso l’attività lavorativa per motivi famigliari. Fino al 2019, la Confederazione sosteneva finanziariamente i servizi di consulenza per le donne in questa situazione, basandosi sulla legge federale sulla parità dei sessi. Questi aiuti finanziari sono però stati sospesi ad inizio 2019. L’interpellanza chiede se la sospensione degli aiuti sia sensata e si interroga sul futuro dei servizi di consulenza.

Il Consiglio federale ha richiesto di respingere il postulato. Nella sua risposta, il Consiglio federale sostiene infatti che la stesura di un rapporto non sia necessario. In seguito ad un cambiamento di legge, la responsabilità per questo tipo di offerta è passata dalla Confederazione ai cantoni. Sei degli undici servizi di consulenza avrebbero inoltre già trovato un metodo di finanziamento sostitutivo.

 

SwissCovid-App: Modifica urgente della legge sulle epidemie in vista della crisi COVID 19 (sistema di rintracciamento di prossimità)

Nel contesto della pandemia di Covid-19, il dibattito attuale riguarda principalmente il modo in cui la futura diffusione della malattia può essere meglio controllata e contenuta. L'idea più discussa è l'app SwissCovid, che verrà utilizzata per il tracciamento di prossimità.

L'idea del tracciamento di prossimità è semplice. Si scarica un'app sul proprio smartphone, che registra via Bluetooth la durata della presenza di altri smartphone nelle immediate vicinanze. Se una persona risulta positiva al test Covid-19, può segnalarlo con l'app. Le persone che negli ultimi giorni si sono trovate nelle immediate vicinanze del malato per più di 15 minuti ricevono così una notifica.

L'introduzione dell'app SwissCovid richiede una modifica della legge sulle epidemie. Il Consiglio federale prevede che sia l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) a gestire l'app e solo per il tempo necessario a combattere la pandemia di Covid-19. L'app è attualmente nella fase pilota. Il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati discuteranno la bozza durante la sessione estiva. Se la modifica verrà approvata, l'app sarà introdotta in tutta la Svizzera a fine giugno.

Durante la preparazione della sessione estiva, le commissioni per la sicurezza sociale e la salute del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati hanno lavorato al progetto di legge. Entrambe le commissioni raccomandano l’approvazione del progetto di legge e allo stesso tempo raccomandano di apportare alcune modifiche. La bozza, le modifiche proposte, il parere della minoranza e le raccomandazioni della commissione saranno ora discussi in parallelo nella sessione estiva del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati.

La Commissione del Consiglio degli Stati propone due modifiche: in primo luogo, dev’essere provato che l'app è stata programmata esclusivamente a partire dal codice sorgente pubblicato. In secondo luogo, l'applicazione dev’essere sospesa se non dovesse avere successo. La commissione raccomanda inoltre al Consiglio federale di esaminare se le persone che entrano volontariamente in quarantena dopo aver ricevuto la notifica sull’app hanno diritto a un indennizzo per la perdita di guadagno.

La Commissione del Consiglio nazionale chiede che i test Covid-19 siano gratuiti per le persone che hanno ricevuto la notifica sull'app. Una minoranza della commissione vuole garantire che una notifica non debba essere segnalata al datore di lavoro. Un'altra minoranza è anche a favore della compensazione per il mancato guadagno, raccomandata dalla Commissione del Consiglio degli Stati.

Creazione di un fondo d'indennizzo per i danni da Covid-19

La pandemia di Covid-19 ha avuto un grande impatto sull’economia svizzera. Ad esempio, molti negozi sono dovuti rimanere chiusi per settimane e le manifestazioni culturali sono state cancellate. Per limitare i danni economici, il Consiglio federale ha già emanato alcune ordinanze che il Parlamento ha approvato a posteriori durante la sessione straordinaria.

La commissione delle finanze del Consiglio degli Stati richiede ora, tramite postulato, che venga creato un fondo d’indennizzo per i danni da Covid-19. Un fondo è una somma prestabilita di denaro, che viene prevista per uno scopo preciso e che può unicamente essere usata a tale scopo. Il fondo di indennizzo dovrebbe ammontare a 20 miliardi di franchi ed essere finanziato principalmente dalle fideiussioni solidali della Confederazione in seguito al coronavirus. Con queste fideiussioni solidali, la Confederazione si prende carico dei crediti che le ditte hanno dovuto domandare a causa della pandemia. Questo significa che la Confederazione paga i crediti alle banche, qualora le ditte non siano in grado di pagarli.

Il fondo dovrebbe funzionare in questo modo: a determinate condizioni è possibile inoltrare una richiesta di risarcimento. La Confederazione decide se questo viene concesso e quanti soldi vengono versati. Ci sono alcuni criteri che vengono presi in considerazione, come per esempio i danni subiti o gli eventuali crediti Covid già ricevuti, ma anche l’entità del danno totale e le possibilità della Confederazione.

Il Consiglio federale ha rifiutato il postulato, argomentando che i danni vengono già limitati sufficientemente dalle misure prese finora, come l’accesso facilitato al lavoro ridotto e le fideiussioni solidali in seguito al coronavirus. Creare una nuova struttura non avrebbe quindi senso. Il Consiglio degli Stati, il primo Consiglio, ha però deciso di mantenere il postulato nella sessione straordinaria.

Il Consiglio degli Stati è d’accordo con il Consiglio federale ed ha quindi seguito il suo suggerimento rifiutando il postulato. Questo cosa significa? Quando viene inoltrato un postulato all’interno del Consiglio nazionale o del Consiglio degli Stati, il Consiglio federale formula una richiesta di accettazione o rifiuto del postulato. In questo caso, il Consiglio federale ha richiesto il rifiuto della creazione di un fondo d’indennizzo per i danni da Covid-19. La Camera all’interno della quale è stato inoltrato il postulato (in questo caso il Consiglio degli Stati) discute poi del postulato e decide se accoglierlo o rifiutarlo. Se il postulato viene rifiutato – come in questo caso – questo non viene più perseguito ed è fallito. Se il postulato viene invece accettato, questo viene inoltrato al Consiglio federale, che è chiamato a prendere posizione in merito nell’arco di due anni.

corona

Legge sulla protezione dei dati: Revisione totale e modifica di altri atti normativi sulla protezione dei dati

La protezione dei dati comprende tutte le misure per la protezione delle cittadine e dei cittadini dal rilevamento, salvataggio e inoltro di dati personali senza consenso. I dati personali sono tutti i dati riconducibili direttamente ad una persona o ad una ditta.

La legge sulla protezione dei dati svizzera dovrebbe essere revisionata. La revisione dovrebbe prendere in considerazione sia lo sviluppo tecnologico che le modifiche della legge sulla protezione dei dati dell’Unione Europea. Le linee guida sulla protezione dei dati dell’UE (UE 2016/680) fanno parte dell’accordo di Schengen e devono quindi essere messe in atto dalla Svizzera.

Il dibattito sulla revisione totale è cominciato nel 2017. Per applicare le linee guida sulla protezione dei dati dell’UE e per ottenere più tempo per discutere della tematica, a giugno 2018 è stata emanata la legge sulla protezione dei dati in ambito Schengen come soluzione provvisoria. Questa legge non sarà più valida dal momento in cui entrerà in vigore la revisione totale. Il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno già discusso sulla legge, ma non hanno ancora trovato un compromesso. Per questo motivo, la legge al momento si trova in piena procedura di eliminazione delle divergenze.

Le parti si trovano in disaccordo soprattutto sui seguenti punti: l’obbligo di informare della raccolta di dati personali, il profiling – quindi l’elaborazione automatica di dati personali – e le sanzioni da infliggere nel caso di infrazione della legge.

Il Consiglio nazionale, in qualità di primo Consiglio, ha già discusso sulla revisione totale nella sessione invernale. Nella sessione estiva 2020 il Consiglio degli Stati ha nuovamente discusso della legge sulla protezione dei dati. Rimane controverso il tema del profiling, che avviene, ad esempio, se uno shop online analizza il comportamento in rete degli utenti per fare delle proposte pubblicitarie d’acquisto personalizzate. Il Consiglio degli Stati propone un compromesso, che vedrebbe la messa in atto delle normative più severe solo quando ci sono degli “aspetti fondamentali” che possono essere valutati.

Fortemente dibattuto è anche il tema della scadenza della valutazione della solvibilità, ovvero l’analisi dell’affidabilità creditizia di una persona. Il Consiglio nazionale propone, che si possa risalire ai dati trattati negli ultimi dieci anni. Il Consiglio federale e il Consiglio degli Stati vorrebbero invece, che si possa risalire unicamente ai dati rilevati negli ultimi cinque anni.

Adesso come si andrà avanti? Il disegno di legge continuerà ad essere sottoposto alla procedura di appianamento delle divergenze. In totale le due Camere hanno la possibilità di discutere ognuna per tre volte del testo di legge. Concretamente questo significa che il Consiglio nazionale dovrebbe occuparsi nuovamente del disegno di legge durante la sessione autunnale 2020. Se il Consiglio nazionale approverà la proposta del Consiglio degli Stati, avrà luogo il cambiamento di legge. Se invece ci saranno ancora delle divergenze e il Consiglio nazionale non approverà il disegno di legge proposto dal Consiglio degli Stati, quest’ultimo dovrà anch’esso rimetterlo in discussione. Se le due Camere non riescono ad arrivare ad un compromesso, viene svolta una conferenza di conciliazione. Nel corso di una conferenza di conciliazione, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati lavorano assieme alla stesura di una proposta di conciliazione, che serve ad appianare le divergenze tra la due Camere. Se una delle due Camere decide però di rifiutare la proposta di conciliazione, la modifica di legge non ha luogo. Se invece entrambe le Camere approvano la proposta di conciliazione, la modifica di legge è accolta e può entrare in vigore.

Accogliere profughi dalla Grecia e riformare l'Accordo di Dublino

Nel febbraio 2020, la Turchia ha aperto i suoi confini con la Grecia e la Bulgaria. Di conseguenza è aumentato il numero di richiedenti d’asilo e profughi diretti soprattutto in Grecia. In totale sono quasi 80 000 le persone in viaggio verso la frontiera esterna dell’UE in Grecia. Secondo gli accordi di Schengen e Dublino, la Grecia è responsabile della sistemazione di tutte queste persone e dell’elaborazione delle loro richieste di asilo.

Gli accordi di Schengen e Dublino regolano la collaborazione degli Stati europei in settori come la giustizia, la polizia e l’asilo. Al momento sono 27 Stati europei che hanno firmato l’accordo, 3 dei quali non appartengono all’UE: la Norvegia, l’Islanda e la Svizzera. Gli accordi di Schengen e Dublino stabiliscono delle regole in comune per l’elaborazione delle richieste di asilo, il passaggio delle frontiere e il controllo della frontiera esterna della zona Schengen. 

La commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha inoltrato una mozione, con la quale vorrebbe che la Svizzera si impegni per una riforma dell’Accordo di Dublino e che la Svizzera faccia lei stessa prova di solidarietà prendendo misure in questo senso. Ciò significa che la commissione vorrebbe che la Svizzera sostenesse la Grecia, ad esempio elaborando una parte delle richieste di asilo in Svizzera e promovendo contemporaneamente a livello europeo una riforma unitaria del sistema. La commissione argomenta infatti che la Grecia non è in grado di gestire la situazione da sola e che questo può essere molto pericoloso per tutti, in particolar modo se dovesse ad esempio diffondersi il coronavirus in un campo profughi.

Il Consiglio federale ha richiesto che la mozione venga accolta. Il Consiglio federale condivide infatti le preoccupazioni sulla situazione attuale in Grecia e conferma che essa potrà essere migliorata solo con uno sforzo unitario a livello europeo. Per un aiuto immediato alla Grecia, la Svizzera ha previsto l’accoglimento di richiedenti d’asilo minorenni non accompagnati (RMNA) e ha messo a disposizione dei fondi supplementari a scopi umanitari. Con questi soldi verranno ad esempio prese delle misure immediate contro la diffusione del coronavirus.

Il Consiglio nazionale ha accolto la mozione durante la sessione estiva 2020. La mozione passa ora alla seconda Camera – in questo caso si tratta del Consiglio degli Stati. Il Consiglio degli Stati dovrebbe discutere della mozione durante la sessione autunnale 2020.